INIZIATIVE

La “nebulosa” Nuova Emigrazione: di massa, composita e precaria. Chiede orientamento e tutele. I risultati del Convegno del Faim a Palazzo Giustiniani

Il Convegno del FAIM svoltosi il 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, gentilmente concessa per questa occasione dalla Presidenza del Senato, ha consentito di fare il punto su molti aspetti della nuova emigrazione italiana: innanzitutto la sua consistenza che la configura come una emigrazione di massa, cresciuta in modo esponenziale a partire dall’inizio della crisi economica toccando punte che si aggirano, nel 2015 e 2016, intorno alle 300mila unità all’anno; poi il suo carattere composito, in cui coesistono praticamente i diversi settori sociali toccati dalla crisi, con una grande maggioranza di una componente “proletaria” per condizione di partenza – e spesso anche di arrivo -, anche se manifesta livelli di formazione e di qualificazione medio-alta per circa i due terzi del suo totale.

A parte una componente decisamente minoritaria, costituita da ricercatori, professionisti, imprenditori e persone che per la loro professione vivono come naturale lo spostarsi verso altri paesi, la grande maggioranza delle persone in mobilità vi è costretta da disoccupazione, sottoccupazione, precarietà e redditi insufficienti.
Spesso, all’arrivo all’estero, l’integrazione dei paesi di arrivo è costellata dalla lunga e tipica trafila di problemi che storicamente ha incontrato ogni emigrato: dalla scarsa o inesistente conoscenza della lingua, delle normative vigenti per l’accesso al mercato del lavoro, dei contratti di lavoro e delle garanzie sociali e previdenziali vigenti, di come tutelare i propri diritti.

E’ proprio in questi ambiti che emerge un grande fabbisogno di orientamento e di accompagnamento ai progetti emigratori, sia alla partenza (in Italia) che nei diversi paesi di arrivo. Ed è in questo ambito che l’associazionismo, i patronati e le istituzioni debbono adeguare le proprie competenze e la capacità di erogare servizi specifici. Per l’associazionismo, la capacità di adeguarsi a queste nuove necessità costituisce la condizione per la sua sopravvivenza e per poter continuare a svolgere il suo fondamentale compito di aggregazione e di partecipazione civile e democratica, sia rispetto ai paesi di residenza sia rispetto all’Italia.

 

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Convegno FAIM: Emigrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più diritti, più tutele – 10 Novembre 2017 a Roma

Le ragioni del Convegno

Il fenomeno della nuova emigrazione italiana, in forte crescita dall’inizio della crisi economica dell’ultimo decennio, ha ormai raggiunto livelli analoghi a quelli riscontrati nella seconda metà degli anni ’60.

Il FAIM, che raccoglie le maggiori federazioni italiane ed estere in rappresentanza di oltre 1.500 associazioni nel mondo, ha monitorato fin dalla sua nascita l’evoluzione della nuova emigrazione fornendo un quadro statistico comparato con le rilevazioni di alcuni paesi di accoglienza che danno un risultato sensibilmente più elevato di espatrii dall’Italia rispetto a quanto si desume dai dati relativi alle cancellazioni di residenza.

Secondo diverse stime, la nuova emigrazione italiana viaggia al ritmo di quasi 300 mila persone all’anno negli ultimi due anni (2015 e 2016). Di questi nuovi migranti, circa il 30% possiede una laurea e circa il 35% un diploma di scuola superiore, mentre oltre il 15% è composto da giovani al di sotto dei 15 anni, cosa che indica che emigrano  ormai anche intere famiglie.

Il lavoro di approfondimento svolto negli ultimi mesi dalle associazioni aderenti al Faim in importanti aree metropolitane europee e in Australia sarà presentato nelle due relazioni iniziali e consentirà di scendere ancora più nel dettaglio rispetto alle modalità di insediamento dei nuovi migranti, in gran parte caratterizzate da precariato e circolarità sia all’interno dei singoli paesi, sia tra diversi paesi, nonché dalla presenza di una consistente componente che potremmo definire proletaria.

Assieme alla necessità di strutturare un sistema di orientamento alla partenza e all’arrivo per questi connazionali come impegno minimo che il paese deve assumersi e che può contare sul vasto tessuto associativo all’estero, il convegno intende porre all’attenzione del mondo istituzionale, sociale e politico, il fatto che questi consistenti flussi di nuova emigrazione comportano un impoverimento delle risorse umane del paese e delle sue competenze.

Coniugare il fondamentale diritto alla libertà di circolazione con gli obiettivi del sistema paese e con il recupero dei differenziali esistenti tra nord e sud, tra aree metropolitane ed aree interne, costituisce un importante ambito di confronto e di azione, poiché il declino demografico e di competenze di ampie zone del paese non è compensato (o lo è soltanto in parte) dai flussi di immigrazione terzomondiale e dall’Est europeo.

L’attuale congiuntura economico e politica caratterizzata dalle contraddittorie tendenze (globalizzazione vs chiusure nazionali), comporta infine una nuova attenzione ai diritti e alle tutele sociali e del lavoro dei cittadini migranti e dei nuovi emigranti italiani, che vengono messi a dura prova sia in ambito europeo che extraeuropeo.

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Aree interne: Il futuro “dell’osso” tra vecchi e nuovi dualismi, convegno promosso da Uni-Salerno, Filef, Futuridea a Benevento.

Il Workshop è promosso dal “Centro di Documentazione sulle nuove migrazioni” (del Dipartimento delle Scienze politiche, sociali e della comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno), da Futuridea(Innovazione utile e sostenibile) e dalla Filef (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie). Si svolge il 21 e 22 settembre a Benevento presso la sede della Camera di Commercio. Si avvale del Patrocinio della Regione Campania, della Camera di Commercio di Benevento, dell’Università degli Studi del Sannio, della Provincia di Benevento, dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso”, dell’Osservatorio Banche-Imprese di Economia e Finanza.

La volontà di dedicare il Workshop a Manlio Rossi Doria è fondata sulla convinzione che il suo impegno
politico istituzionale a difesa dello sviluppo delle aree interne sia stato fondamentale non solo per far
emergere molti territori, ma anche per le metodologie di studio e di ricerca adottate.

Il tema della “desertificazione dei territori deboli” è un problema strettamente correlato ad un’idea di
sostenibilità globale dello sviluppo.  La sostenibilità, per essere tale, deve essere innanzitutto orientata all’intero territorio, e non solo a parti di esso. Il tema, quindi, del disagio insediativo e di nuovi grandi flussi di emigrazione giovanile da alcune aree, segnalato anche di recente da numerosi studi (Svimez, Istat) è di grande interesse generale: infatti non è circoscritto solo al dualismo delle aree del Mezzogiorno.

Il problema che riguarda l’intero Paese, pur con le sue specificità locali, coinvolge ben 2.830 comuni, pari al 35% del totale degli stessi e a circa il 33,4% della superficie nazionale.

 

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Se ne vanno soprattutto i giovani.  A dirlo è il coordinatore nazionale della Filef, Rodolfo Ricci, commentando i dati diffusi da TG Reggio e Reggionline

REGGIO EMILIA – Vecchia e nuova emigrazione: è stato il filo conduttore di un incontro organizzato dalla Filef a Festareggio. La nostra è stata a lungo una terra di emigranti: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio degli anni Sessanta del Novecento molte decine di migliaia di persone hanno lasciato la nostra provincia per cercare lavoro all’estero. A distanza di tanto tempo, la Filef di Reggio è ancora in contatto costante con molte di queste comunità.

“Attualmente noi abbiamo rapporti con l’associazione Emilia Romagna a Parigi, che ha assorbito la famosa associazione Fratellanza Reggiana, anche con quelle di Belgio, Germania, Svizzera e Argentina”, spiega Laura Salsi (Filef Reggio Emilia).

Ma il fenomeno degli ultimi anni è la nuova emigrazione: dal 2010 ad oggi 5 mila reggiani hanno trasferito la residenza all’estero e probabilmente altrettanti hanno lasciato la nostra provincia senza ancora modificare la residenza. Ma chi sono questi nuovi emigranti? “Persone essenzialmente giovani – risponde Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale della Filef – Negli ultimi anni non partono solo i singoli, ma anche intere famiglie”.

 

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Cgil: presentato l’VIII Rapporto della Fondazione Di Vittorio “(im)migrazione e sindacato. Anche la nuova emigrazione italiana al centro della discussione

Il 20 luglio, presso la sede della Cgil si è tenuta la presentazione dell’VIII Rapporto della Fondazione Di Vittorio (im)migrazione e sindacato – Nuove sfide, universalità dei diritti e libera circolazione”. Hanno preso la parola: Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione, Emanuele Galossi, curatore del volume, Luca Mariani, autore del libro “Il silenzio sugli innocenti”.

A seguire si è svolta una Tavola rotonda,  moderata da Fulvio Fammoni, presidente Fondazione Di Vittorio, dal titolo: No alla paura. Accoglienza, inclusione, pace e diritti universali per una convivenza civile e democratica. I lavori sono stati introdotti da Giuseppe Massafra, segretario confederale Cgil e hanno partecipano: Don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità; Francesca Chiavacci, presidente Arci; Mario Morcone, capo di Gabinetto ministero dell’Interno, e Susanna Camusso, segretario generale Cgil.

Anche il tema della nuova emigrazione italiana è stata al centro della riflessione e della discussione.

 

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Primo seminario del Centro di documentazione sulla nuova emigrazione di Salerno

Famiglia italiana a Shanghai

SEMINARIO: «I NUOVI MIGRANTI ITALIANI», Biblioteca “A. Santucci” · ex DISSP, Fisciano, 10 maggio 2017 · Salerno

Il Seminario del 10 maggio ha l’obiettivo di avviare i lavori del Centro di documentazione sulle nuove migrazioni, di recente costituito. In effetti la ricerca al riguardo non è all’anno zero, però è stata sempre messa in secondo piano dai più tradizionali studi sulle emigrazioni o anche sulle immigrazioni straniere in Europa. Soltanto nell’ultimo anno si è davvero sviluppato il dibattito sui numeri e sulle caratteristiche della nuova emigrazione di giovani italiani in diversi e originali destinazioni migratorie. Questo anche in seguito alle infelici teorie di alcuni rappresentanti politici, ben contrastati da studiosi e rappresentanti dell’associazionismo.

Non a caso quindi a promuovere il dibattito, e di conseguenza il nostro Centro di documentazione, troviamo oltre il Dipartimento, la FILEF (federazione lavoratori emigranti e famiglie) nazionale e Futuridea un Centro di sviluppo della ricerca sulle nuove tecnologie affermatosi negli ultimi anni in provincia di Benevento.
Puntando quindi ai numeri veri dei nuovi movimenti migratori e al crescente interesse delle arti, in primis del cinema dei nuovi autori italiani ed europei.

 

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La premiazione dei vincitori della 9° Edizione del Premio Pietro Conti “scrivere le migrazioni”

La premiazione dei vincitori della 9° Edizione del Premio biennale internazionale “Pietro Conti” si è tenuta lunedì 8 maggio a Perugia, presso la Sala Fiume di Palazzo Donini (Corso Vannucci 96), sede della Regione Umbria.

L’iniziativa si è svolta  a margine della riunione annuale del CRE (Consiglio Regionale dell’Emigrazione umbra), alla presenza dell’ampia delegazione dei dirigenti delle associazioni umbra all’estero.
Oltre ai vincitori, diversi partecipanti al Premio segnalati dalla Giuria, composta, in questa occasione, dal Dott. Mauro Pianesi (presidente), dal Prof. Francesco Berrettini,  dal Prof. Francesco Calvanese, dalla Dott.ssa Catia Monacelli, dal Prof. Fabrizio Scrivano, dal Dott. Alberto Sorbini.
 Nell’occasione è stato presentato il volume che raccoglie gli elaborati vincitori e selezionati di questa edizione, curato dall’Isuc (Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea).
Il Premio Pietro Conti “scrivere le migrazioni”, ideato e realizzato dalla Filef in collaborazione con la Regione Umbria, l’Isuc, il Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino, è intitolato al primo Presidente della Regione Umbria, che si distinse per l’attenzione e l’impegno a favore dei lavoratori emigrati.
Articolato in due sezioni, Narrativa e memorialistica e Studi e Ricerche, ha visto, nel corso di oltre 2 decenni, la partecipazione e le testimonianze di centinaia di emigrati e immigrati, di scrittori, di ricercatori e di operatori dall’Italia e da decine di altri paesi, raccogliendo circa un migliaio di opere concernenti molteplici contesti storici e geografici delle migrazioni.
Visita il sito del Premio Pietro Conti 

I 25 anni del Premio Pietro Conti

Sono ormai 25 anni che il Premio intitolato a Pietro Conti registra – attraverso le memorie, l’esercizio narrativo, la testimonianza diretta di centinaia di migranti di diverse latitudini o con le indagini di ricercatori che si sono misurati con la storia e l’evoluzione dei fenomeni migratori – i momenti della partenza, dell’insediamento, dei complessi processi di accoglienza e di integrazione, le dinamiche e i cambiamenti che si sviluppano tra culture e territori di origine e di arrivo.

In questo quarto di secolo il Premio ha dato un importante contributo al recupero della memoria storica della grande emigrazione italiana del ‘900; ha visto riemergere l’inatteso interesse per l’Italia e per le proprie origini da parte dei figli e dei nipoti dei primi migranti; poi è stato attraversato dai racconti e dalle testimonianze degli immigrati dal sud del mondo verso il nostro paese, così simili e spesso più acerbe di quelle di cui noi siamo stati protagonisti; infine, negli ultimi dieci anni, ha saputo cogliere la ripartenza della nostra emigrazione giovanile, alle prese con le dure condizioni della disoccupazione o della sotto occupazione, con netto anticipo rispetto alle tardive statistiche ufficiali che ne intercettavano una parte minimale.

 

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Autore dell'articolo: admin