Gubitosa)
GLI
007 ITALIANI COME PINOCCHIO?
MENTIRONO
ALL'ONU SULL'ACQUISTO DI URANIO DA PARTE DELL'IRAQ!
di
Maria Lina Veca
Lo
ha rivelato il "Los Angeles Times": furono gli
007 italiani ad "inventare" l'acquisto di
uranio "comprato" dall'Iraq in Niger. Un falso
documento per consolidare i sospetti espressi dalla CIA
fin dal 2001, secondo i quali l'Iraq avrebbe acquistato
uranio dal Niger per rilanciare il programma di rilancio
nucleare. Un documento citato anche da Bush, passato
attraverso i servizi segreti americani e britannici,
trasmesso poi agli ispettori delle Nazioni Unite:
Ma
il 7 marzo arrivava il colpo di scena: erano sbagliati i
nomi dei funzionari governativi coinvolti nell'affare,
il documento si sgonfiava fino ad assumere le
proporzioni di una "bufala". Il "Los
Angeles Times" scrive: "Non insinuiamo che
l'Italia lo abbia prodotto, ma è concepibile che
qualche imbroglione glielo abbia venduto". Il
Senatore democratico del West Virginia, John Rockfeller,
ha chiesto all'F.B.I. di avviare un'inchiesta per
verificare se il falso possa essere "parte di una
campagna più ampia di inganno, finalizzata a manipolare
l'opinione pubblica e la politica estera verso l'Iraq.
Vengono in mente i cilindri di alluminio, citati dal
vicepresidente Cheney come prova della ripresa dei
programmi nucleari, e poi smentiti da El Baradei".
La clamorosa "bugia" che sarebbe stata
prodotta dai nostri 007 è stata riportata su "La
Stampa" del 16 marzo, e ha destato scalpore
internazionale, costringendo a pesanti rettifiche gli
stessi Stati Uniti. Il documento, è superfluo sottoli
nearlo, getta forte discredito sulla credibilità
dell'Italia, tanto da chiedersi se non si ritenga
opportuno disporre la sostituzione dei responsabili dei
nostri Servizi Segreti che hanno operato questa
"bufala".
Se
l'acquisto di uranio da parte dell'Iraq si configura
ormai come una "bugia di Pinocchio", quello
che invece è indiscutibilmente vero è che
"munizioni contenenti uranio impoverito fanno parte
dell'arsenale bellico inviato nel Golfo in vista della
guerra contro l'Iraq": lo ha recentemente
confermato il Ministero della Difesa britannico,
rendendo pubblica la risposta del Segretario di Stato
alle forze armate Adam Ingram all'interrogazione del
deputato laburista Llew Smith. Evidentemente vengono
ritenuti "ininfluenti" i decessi di soldati,
dopo la guerra del Golfo nel 1991, che, soltanto in Gran
Bretagna, hanno raggiunto il numero di 560. Un
"effetto collaterale" anche il fatto che l'uso
di questo tipo di munizioni sia causa di morte, di
perdita di peso, di sindrome di fatica cronica, di
melanomi, ecc., per migliaia di veterani britannici,
american, canadesi, francesi, italiani. Senza
considerare i civili.
In
Italia continua intanto la pressione da parte
dell'Associazione a tutela delle vittime delle forze
armate, presieduta da Falco Accame, per spezzare il muro
di gomma del silenzio, delle bugie, delle omissioni,
dell'omertà, che circonda il problema uranio impoverito
nel nostro Paese. Accame ha scritto in questi giorni una
ulteriore "lettera aperta" al Prof. Franco
Mandelli, firmatario delle relazioni che avrebbero
dovuto scrivere la parola definitiva sulla pericolosità
del D.U. Ricordando che gli ammalati sono, soltanto in
Italia, fra i 100 e i 200, e che i morti sono ormai una
ventina, Falco Accame scrive: "...dalla sua ultima
relazione è emerso un altissimo tasso di linfomi di
Hodgkin, che supera di gran lunga ogni
previsione...dalle indagini, inoltre, sono rimaste
escluse le operazioni in Somalia e quelle nei poligoni,
perché non incluse nel mandato da lei ricevuto...In
Bosnia i nostri reparti hanno operato senza protezione.
In Kosovo, dopo il 22 novembre 1999, data in cui vennero
emanate le norme di protezione della KFOR a firma del
Col. Osvaldo Bizzari, i nostri reparti dovevano adottare
le misure di protezione. E' inaccettabile che nelle
relazioni non si faccia una distinzione tra le persone
che hanno operato in Bosnia e quelle che hanno operato
in Kosovo perché si tratta di due situazioni
assolutamente non omogenee... Le indagini della sua
commissione, a quanto ho potuto capire, dovevano mettere
in evidenza in quale percentuale MILITARI CHE OPERAVANO
SENZA PROTEZIONE siano stati possibilmente contaminate.
Nelle tre relazioni si è continuato a mischiare due
gruppi disomogenei, mentre il compito era quello di
considerare solo il gruppo dei militari NON PROTETTI.
Altrimenti sarebbe come dire che le protezioni sono
inutili e che chi le ha emanate è privo di
comprendonio. Su questa questione metodologica, che è a
monte di problematiche mediche, le parlo come già Capo
del Gruppo di Ricerca Operativa delle Forze Armate
Italiane, e quindi munito di sufficiente esperienza in
materia, ma onestamente mi sembra che ad inquadrare
questo problema siano bastanti minimali cognizioni di
matematica e statistica."
Mentre
aspettiamo di vedere se questa volta il Prof. Mandelli
troverà il tempo di rispondere all'ennesima
contestazione (motivata e scientificamente basata)
dell'On. Falco Accame, ricordiamo che, per quanto
riguarda la Bosnia, recentemente gli esperti del
Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite hanno
annunciato di aver rinvenuto tracce di radioattività in
località bombardate con proiettili all'uranio
impoverito da parte della Nato nel 1995.
In
quell'occasione Falco Accame era intervenuto di nuovo
nella infinita "querelle" sulla tutela della
salute dei nostri soldati - e delle popolazioni civili -
con un comunicato nel quale scriveva: " La recente
indagine degli esperti del programma per l'ambiente
delle Nazioni Unite in Bosnia ha confermato - a distanza
di ben sette anni - la presenza di uranio impoverito in
alcune località soggette ai bombardamenti della
Nato".
Ricordiamo
che durante la campagna di bombardamenti aerei contro le
postazioni serbo bosniache nel 1995, la Nato ha
utilizzato quintali di bombe contenenti uranio
impoverito capaci di penetrare le corazze dei carri
armati e dei mezzi blindati. Sappiamo che le schegge di
queste bombe contaminano il suolo aumentando di circa
100 volte il livello di radioattività dell'acqua
potabile.
Dice
Accame: "Questo ripropone per le truppe che sono
state e saranno inviate in Afghanistan, o in altre zone
in cui si ritiene prevedibile l'impiego di armi al
Depleted Uranium, la questione se i nostri reparti NBC
(nucleare, batteriologico, chimico) siano in grado di
localizzare le zone colpite e i conseguenti rischi. In
Bosnia, nonostante la massiccia presenza di uranio
impoverito (tale da risultare presente anche oggi, dopo
sette anni) i nostri reparti NBC non furono in grado di
rilevare tale presenza, tanto che i nostri reparti
operarono senza alcuna misura di protezione. Eppure
l'uranio impoverito era stato usato nella Guerra del
Golfo e in Somalia, e fin dall'ottobre 1983 i comandi
USA avevano emanato norme di protezione." La
presenza di uranio era stata tanto massiccia che, a
fronte dell'ostinata cecità della nostra Commissione
Mandelli, la Commissione nominata dal Parlamento
francese si era pronunciata in modo molto chiaro sul
munizionamento all'uranio impoverito utilizzat
o
dalle forze NATO nei Balcani: " Sono stati sparati
10.800 proiettili all'uranio impoverito attorno a
Sarajevo, nella cosiddetta zona d'esclusione" e,
quanto alle operazioni in Kosovo "l'aviazione
statunitense lanciò 31.000 proiettili all'uranio
impoverito, soprattutto sul sud del Kosovo".
"Le
armi all'uranio impoverito - dice ancora Falco Accame -
che gli Stati Uniti hanno deciso di usare nel prossimo
attacco all'Iraq, possono considerarsi come ARMI DI
DISTRUZIONE DI MASSA, perché i loro effetti si
prolungano indefinitamente nel tempo sul terreno, così
come i recenti rilievi effettuati dall'UNEP nel
territorio della ex Jugoslavia confermano. Tutti i paesi
che hanno ricevuto danni, non solo ecologici, ma anche
relativi a persone (ammalati e morti tra civili e
militari, bambini nati con deformazioni genetiche)
dovrebbero sentire la gravità di quanto sta accadendo.
L'enorme divario di potenzialità tra le Forze Armate
USA e quelle iraqene, non rende certo necessario l'uso
di queste armi da parte delle Forze Armate americane,
come invece ha recentemente affermato il colonnello
James Naughton, portavoce del Pentagono. Certamente i
militari USA, con le tute spaziali che indossano, sono
protetti dalle radiazioni e non si ripeterà per loro
quanto accaduto ai veterani della guerra
del Golfo. Ma il suolo iraqeno e i civili (e i militari)
iraqeni non hanno mezzi per proteggersi".
LA
NONVIOLENZA E' IN CAMMINO
Foglio
di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della
nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. e
fax: 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero
550 del 29 marzo 2003
CHE
FARE. PRIMO: CON L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA BLOCCARE
L'OPERATIVITA' DELLE BASI MILITARI IN TERRITORIO
ITALIANO IMPEGNATE NELLA GUERRA ILLEGALE E CRIMINALE,
TERRORISTA E STRAGISTA
L'arrivo
sul teatro delle operazioni belliche dei paracadutisti
provenienti da una base americana in territorio italiano
e' la conferma ultima e definitiva che le basi militari
Usa in territorio italiano sono coinvolte nella guerra a
tutti gli effetti. Questo signifca che esse, ipso facto,
violano la Costituzione italiana, che la loro presenza e
la loro attivita' sono fuorilegge e pericolose per la
nostra stessa popolazione e il nostro stesso territorio,
e sono corresponsabili della commissione di crimini di
guerra e di crimini contro l'umanita'. Dovrebbero essere
i pubblici poteri italiani a bloccarne ogni attivita',
ogni operativita', ad intervenire ope legis sequestrando
le strutture ed arrestando e processando chi vi opera.
Se i pubblici poteri non lo fanno (e
non facendolo si rendono complici di crimini di
guerra e crimini contro l'umanita', e di violazione del
dettato costituzionale e di precisi obblighi di legge),
e' in capo ad ogni cittadino italiano il diritto e il
dovere, l'obbligazione giuridica e l'esigenza morale, di
fermare la guerra illegale e criminale nella sua
articolazione dislocata in territorio italiano. Cosi' ci
impone la Costituzione della Repubblica Italiana, cui
vogliamo e dobbiamo essere fedeli. E cosi' ci impone la
coscienza. E per rendere inoperanti le basi terroriste e
stragiste dell'esercito Usa in territorio italiano
occorre l'azione diretta nonviolenta. Adesso. Per
salvare le vite umane delle vittime della guerra, per
salvare la nostra stessa popolazione dai fin troppo
prevedibili possibili tragici sviluppi della guerra su
scala planetaria, per salvare l'umanita'; per
ripristinare la legalita' costituzionale e il diritto
internazionale; per difendere le Nazioni Unite, e last
but not least per difendere l'indipendenza del nostro
stesso paese dalla ferocia e dalla follia degli
stragisti colonialisti e degli altri terroristi loro
allievi e sodali. E' l'ora dell'azione diretta
nonviolenta: per la legalita', per la democrazia, per l'umanita'.
Contro le uccisioni, il terrorismo, le dittature, la
guerra, l'apocalisse.
CHE
FARE. SECONDO: CON L'AZIONE NONVIOLENTA COSTRINGERE IL
GOVERNO GOLPISTA E COMPLICE DI CRIMINI DI GUERRA E
CRIMINI CONTRO L'UMANITA' ALLE DIMISSIONI
Il
governo italiano, con la sua scellerata, sciagurata
condotta, ha reso il nostro paese complice di una guerra
illegale e criminale. Per far questo ha violato la
Costituzione e si e' reso fuorilegge. In attesa
dell'intervento necessario ed urgente delle forze
dell'ordine e delle competenti magistrature per
arrestare, processare e punire i criminali al governo,
occorre costringere alle dimissioni il governo golpista
e complice di crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.
Per imporne le dimissioni lo strumento fondamentale e'
lo sciopero generale, la piu' classica delle azioni
nonviolente. Occorre promuovere lo sciopero generale a
oltranza contro la guerra, con il preciso obiettivo
delle dimissioni del governo che ha trascinato l'Italia
in guerra; con il preciso obiettivo del ripristino della
legalita' costituzionale italiana; con il preciso
obiettivo di un nuovo governo fedele alla legge, alla
democrazia, all'umanita', un governo che si impegni a
rispettare ed adempiere il mandato della Costituzione
della Repubblica Italiana: opporsi alla guerra.
CHE
FARE. TERZO: DENUNCIARE ALLE COMPETENTI MAGISTRATURE I
COMPLICI ITALIANI DELLA GUERRA STRAGISTA E TERRORISTA
Occorre
promuovere una campagna di massa di denuncia alle
competenti magistrature dei complici italiani della
guerra stragista e terrorista, dei golpisti che hanno
attentato alla Costituzione e che si sono resi complici
dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanita' in
corso. Alcuni esposti sono gia' stati presentati in
questi ultimi mesi, settimane, giorni: presentiamone
presso tutti gli uffici giudiziari, presso tutte le
questure, presso tutte le caserme dei Carabinieri.
Chiediamo alle istituzioni preposte all'ordine pubblico
e all'azione penale di intervenire per arrestare i
criminali, per metterli in condizione di non nuocere;
chiediamo alle competenti autorita' giudiziarie di
intervenire per arrestare, processare e punire gli
assassini ed i complici degli assassini.
CHE
FARE. QUARTO: MOBILITARE TUTTE LE ISTITUZIONI CONTRO LA
GUERRA, IN DIFESA DELLA LEGALITA' COSTITUZIONALE, DEL
DIRITTO INTERNAZIONALE, DEL DIRITTO ALLA VITA DI OGNI
ESSERE UMANO
Per
fermare la guerra, ripristinare la legalita', salvare
innumerevoli vite umane, nulla deve restare intentato di
quanto e' legittimo, giusto, doveroso e necessario fare,
ancorando la nostra azione ad una scelta ed una condotta
rigorosamente ed esclusivamente nonviolenta; tra le cose
piu' urgenti da fare occorre anche mobilitare tutte le
istituzioni in difesa della legalita' costituzionale,
del diritto internazionale, del diritto alla vita di
ogni essere umano.
A
cominciare dai sindaci: che hanno il potere di emettere
ordinanze urgenti per bloccare l'attivita' delle basi
militari italiano attualmente illegalmente impegnate
nella guerra fuorilegge, stragista e terrorista. E oltre
i sindaci i consigli comunali;: ed oltre i Comuni anche
le Provincie e le Regioni; ed i prefetti e i questori, e
tutte le autorita' pubbliche che nell'ambito delle loro
rispettive competenze possono e devono agire per
ripristinare la legalita' costituzionale e salvare le
vite umane che la guerra minaccia ed uccide.
MATERIALI.
SETTE INDISPENSABILI REGOLE DI CONDOTTA PER PARTECIPARE
AD AZIONI DIRETTE NONVIOLENTE
[Il
testo seguente e' la riproposizione, adattata alla
proposta specifica di bloccare con la nonviolenza l'operativita'
delle basi militari impegnate nella guerra dislocate in
territorio italiano, di un testo gia' precedentemente
piu' volte diffuso]
1.
A un'azione diretta nonviolenta possono partecipare solo
le persone che accettano incondizionatamente di
attenersi alle regole della nonviolenza durante tutto lo
svolgimento dell'azione diretta nonviolenta stessa.
2.
Tutti i partecipanti devono saper comunicare parlando
con chiarezza, con tranquillita', con rispetto per
tutti, e senza mai offendere nessuno.
3.
Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente
senso e fini dell'azione diretta nonviolenta cui
prendono parte, nel caso specifico del blocco delle basi
militari di potenze e alleanze inclusive di potenze
impegnate nella guerra cio' significa fare un'azione
rigorosamente nonviolenta e concretamente efficace:
-
per fermare la guerra, le stragi, le devastazioni; cioe'
per salvare delle vite umane, come e' diritto e dovere
di ogni essere umano;
-
per rispettare ed inverare con il proprio impegno
personale la legalita' costituzionale e il diritto
internazionale che proibiscono questa guerra.
4.
Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente
anche le possibili conseguenze personali della
partecipazione all'azione diretta nonviolenta cui
prendono parte, nel caso specifico del blocco delle basi
impegnate nella guerra cio' vale a dire essere
consapevoli che ogni singolo partecipante puo' andare
incontro alla possibilita' di denuncia, di fermo e di
arresto, di procedimento penale e di condanna a sanzione
sia pecuniaria che detentiva.
Queste
possibilita' vanno seriamente esaminate prima di
prendere parte all'azione diretta nonviolenta; una volta
decisisi a partecipare e se esse si verificassero si ha
il dovere di accettare pacificamente e onestamente tali
conseguenze, e ad esse nessuno deve cercare di
sottrarsi. Varie e gravi sono le imputazioni possibili,
con l'aggravante del concorso essendo in piu' persone a
compiere l'azione diretta nonviolenta. Tutti i
partecipanti devono essere muniti di documenti di
identita' e devono esibirli su richiesta delle forze
dell'ordine (non farlo e' reato); tutti i partecipanti
hanno il dovere di non provocare danni alle persone,
all'ambiente o ai beni; tutti i partecipanti devono
avere un atteggiamento di massimo rispetto nei confronti
di tutte le persone e soprattutto nei confronti delle
forze dell'ordine. Tutti i partecipanti devono saper
spiegare le ragioni dell'iniziativa nonviolenta e
chiarire che la propria condotta sara' comunque
rigorosamente nonviolenta; e poiche' si occuperanno aree
pubbliche con il proprio corpo, qualora si venga
spostati di peso non si deve in alcun modo ne' opporre
resistenza, ne' lanciare offese ne' minacce: e' bene
continuare a parlare serenamente e rispettosamente anche
con le persone che materialmente sposteranno i
partecipanti, rassicurandoli che la nostra azione non e'
affatto contro di loro e non intendiamo in alcun modo
ne' offenderli ne' far loro del male, e che anzi
l'azione diretta nonviolenta e' eseguita per difendere
la legalita' costituzionale che e' stata violata da chi
illegalmente e criminalmente ha promosso o sta
favoreggiando la guerra in corso.
5.
Tutti devono rispettare i seguenti principi della
nonviolenza:
-
non fare del male a nessuno: se una sola persona tra i
partecipanti all'azione diretta nonviolenta dice o fa
delle stupidaggini, o una sola persona per
responsabilita' dei partecipanti all'azione diretta
nonviolenta si fa male, l'azione diretta nonviolenta e'
irrimediabilmente e totalmente fallita, e deve essere
immediatamente sospesa;
-
spiegare a tutti (amici, autorita', interlocutori,
interpositori, eventuali oppositori) cosa si intende
fare, e che l'azione diretta nonviolenta non e' rivolta
contro qualcuno, ma contro la violenza (in questo caso
lo scopo e' fermare la guerra, cercar di impedire che
avvengano altre stragi ed atrocita', salvare delle vite
umane, difendere la legalita' costituzionale e il
diritto internazionale);
-
dire sempre e solo la verita';
-
fare solo le cose decise prima insieme con il metodo del
consenso ed annunciate pubblicamente (cioe' a tutti note
e da tutti condivise); nessuno deve prendere iniziative
personali di nessun genere; la nonviolenza richiede
lealta' e disciplina;
-
assumersi pienamente la responsabilita' delle proprie
azioni e quindi subire anche le conseguenze che ne
derivano;
-
mantenere una condotta nonviolenta anche di fronte
all'eventuale violenza altrui.
6.
Occorre chiarire che chi non accetta queste regole non
puo' partecipare all'azione diretta nonviolenta, poiche'
sarebbe di pericolo per se', per gli altri e per la
riuscita dell'iniziativa che e' e deve essere
rigorosamente nonviolenta.
7.
E' bene che chi promuove azioni dirette nonviolente
fornisca a tutti i partecipanti per iscritto le regole
di condotta condivise, e meglio ancora sarebbe se esse
venissero discusse e definite tra tutti i partecipanti
col metodo del consenso. Questo testo puo' essere un
canovaccio utilizzabile a tal fine: se condiviso puo'
essere riprodotto in volantini e cartelloni. E' inoltre
bene che le regole di condotta condivise dai
partecipanti all'azione diretta nonviolenta vengano
fatte conoscere anche alle forze dell'ordine, alle varie
autorita' ed a tutte le altre persone che si trovassero
nel luogo in cui si svolge l'azione diretta nonviolenta
dandone una copia scritta ad ogni persona presente,
oltre che a tutti i mezzi d'informazione.
Il
testo che precede e' un adattamento di un paragrafo
della "Guida pratica all'azione diretta nonviolenta
delle mongolfiere della pace" del Centro di ricerca
per la pace di Viterbo, diffusa ed utilizzata nel 1999.
Ai fini delle possibili conseguenze civili e penali (se
questo testo venisse considerato "istigazione a
delinquere" essendo, come e', un invito a
realizzare azioni dirette nonviolente per fermare la
guerra illegale e criminale) il responsabile di questo
testo e' Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca
per la pace di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo.
DOCUMENTAZIONE.
LOREDANA MORANDI: UNA DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL
MINISTRO MARTINO PER ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE
[Dal
sito www.studiocelentano.it
riprendiamo il seguente comunicato] Attentato Alla
Costituzione: La denuncia e' stata depositata in data 22
marzo 2003 alla presenza del Vice Procuratore Aggiunto
dottor Ettore Torri della Procura della Repubblica di
Roma e reca numero di ricezione primi atti 58745, nei
prossimi giorni le sara' attribuito il numero di
registro generale notizie di reato. Tale denuncia
redatta da un pool di giuristi capitanato dall'avv.
Giorgio Bonamassa, reca oltre alla dettagliata
narrazione dei fatti, che supportano l'ipotesi di reato
sugli articoli 241 e 283 del codice penale, anche
adeguata menzione alla dottrina giuridica nazionale ed
internazionale, oltre ai precedenti registrati dal
massimario dell'Alta Corte di Cassazione. Ne sono primi
firmatari il Senatore Luigi Malabarba ed altri
rappresentanti di associazioni pacifiste del Social
Forum Europeo. La denuncia si fonda su fatti noti
pubblicati dagli stenografici della Camera: a meta'
febbraio il Ministro Martino concedeva l'uso delle
infrastrutture pubbliche dei 26 convogli carichi di
armamenti, dietro richiesta verbale dell'ambasciatore
statunitense, senza alcuna richiesta formale o scritta
dall'amministrazione Usa. Tale concessione si troverebbe
in contrasto con quanto previsto dal Trattato della
Nato, con la Convenzione di Londra del 1951, con il
Protocollo di Parigi del 1952 e con l'Accordo
internazionale firmato a Parigi nel 1962. L'atto,
depositato in Procura, ribadisce il clima di illiceita'
dell'attacco unilaterale degli Stati Uniti contro
l'Iraq, tale proprio sulla base giuridica della
risoluzione Onu 1441 e della clausola, che esclude l'uso
della forza. Lo stesso Trattato Nato, che prevede una
collaborazione fra Stati membri per la reciproca
sicurezza, all'art. 5 richiama l'art. 51 della Carta Onu.
Il regime della trasparenza delle azioni e' sancito al
paragrafo secondo dell'art. 5; l'art. 7 del Trattato
Nato sancisce una sostanziale prevalenza della Carta Onu
mediante una clausola generale di compatibilita'
rispetto agli obblighi stabiliti e il richiamo al
Consiglio di Sicurezza quale principale responsabile del
mantenimento della pace e della sicurezza. Cadono infine
in regime giuridico gli accordi "segreti" del
governo italiano, di fronte alla sovranita' della
Costituzione della Repubblica e di fronte alla
sovranita' del Parlamento.
L'atto
reca ancora menzione dell'abuso compiuto nell'utilizzo
delle basi Nato in Italia per scopi bellici. Tale
utilizzo travalicando quanto espresso nel Trattato di
Washington, viola l'art. 11 della Costituzione Italiana,
sostanziandosi l'atto della concessione nella violazione
alla sovranita' dell'espressione del Parlamento sancita
art. 64 comma 2 della Carta Costituzionale e in una
gravissima violazione dell'art. 78 e le norme di
attuazione sull'attribuzione della legislazione alle due
Camere. Risulterebbe inoltre disatteso il dettato della
legg 185/1990 sul divieto di esportazione e transito, a
tal fine, di armi ad uso bellico. Reca sostanza
all'ipotesi di reato di pericolo (241 c. p.) la sentenza
della Cassazione Penale Sez. Unite n. 1 del 18.3.1970,
che evidenzia: "nelle sue condizioni necessarie e
sufficienti, quando il fatto commesso dall'agente per la
sua natura, le sue caratteristiche, la sua
sintomaticita', sia espressione di un tale agire (non
inidoneo) da potersi considerare, alla stregua dei
canoni della logica valutativa delle azioni umane, come
iniziazione d'opera ideata, messa in esecuzione di
concepito progetto, passaggio dalla fase preparatoria
alla fase esecutiva di efficiente programma avente per
obiettivo ultimo il risultato della sottoposizione del
territorio dello Stato o di una parte di esso alla
sovranita' di uno Stato straniero". Cosi' come
Cassazione (sent. 26.3.1986, in GI, 1988, II, 83)
sancisce con i termini di "massima giuridica",
che: "ogni attentato a organismi, enti o
istituzioni, titolari dei rapporti civili, sociali ed
economici che la Costituzione particolarmente riconosce
e garantisce, finalizzato ad offenderne l'integrita',
per ridurre o eliminarne la funzionalita' istituzionale
e quindi a sovvertire il sistema di cui quelli sono
elementi strutturali, e' atto idoneo a ledere
l'interesse all'ordinato svolgimento dei rapporti di cui
quegli enti sono titolari e responsabili, e di concerto
ad attentare all'ordinamento costituzionale". In
conclusione l'atto depositato rileva che un tale vulnus
all'ordinamento costituzionale recherebbe gravissime
conseguenze sul piano internazionale e sull'interno del
Paese, chiede quindi il sequesto dei treni e dei
materiali bellici trasportati, evidenziando, come gia'
si e' appreso a mezzo stampa, l'utilizzo improprio della
base di Camp Darby, dell'aeroporto di Fiumicino e dei
porti di Napoli, La Spezia e Livorno.
RIFLESSIONE.
ANTONINO DRAGO: PROPOSTE CONTRO LA GUERRA E PER LA PACE
[Riceviamo
e volentieri diffondiamo questo intervento di Antonino
Drago (per contatti: tel. 0817803697, fax: 06233242218,
e-mail: drago@unina.it).
Tonino Drago, nato a Rimini nel 1938, docente di storia
della fisica all'Universita' di Napoli, da sempre
impegnato nei movimenti nonviolenti, e' uno dei piu'
prestigiosi peace-researcher italiani e uno dei piu'
autorevoli amici della nonviolenza. Tra le molte opere
di Antonino Drago: Scuola e sistema di potere: Napoli,
Feltrinelli, Milano 1968; Scienza e guerra (con Giovani
Salio), Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; L'obiezione
fiscale alle spese militari (con G. Mattai), Edizioni
Gruppo Abele, Torino 1986; Le due opzioni, La Meridiana,
Molfetta; La difesa e la costruzione della pace con
mezzi civili, Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 1997; Atti
di vita interiore, Qualevita Torre dei Nolfi (Aq) 1997]
Con
la guerra dell'Iraq, gli Usa hanno imboccata la strada,
senza ritorno,
della
loro decadenza, morale e politica; non riusciranno mai
piu' ad avere un consenso morale come lo ottennero l'11
settembre; ne' all'estero, dove i popoli si sono segnati
indelebilmente l'aggressione di questi giorni; ne'
all'interno, dove la democrazia sta lentamente
affondando a causa degli scandali delle multinazionali e
le leggi speciali.
Inoltre,
anche se vincessero in poco tempo, essi hanno iniziato
una decadenza anche militare, perche' per fare una
guerra occorre avere delle forti motivazioni; altrimenti
si fanno solo dei disastri, che si rendono evidenti
anche se si ottengono vittorie sul campo. D'altra parte
oggi nel mondo si e' espressa una grande forza morale;
un popolo di pace. Sia pure senza capi, e' arrivato a
manifestazioni di milioni e milioni di persone, unanimi;
le dichiarazioni delle confessioni religiose sono state
nette e concordi, senza timori per il potere costituito.
Le maggiori personalita' mondiali (Mandela, Papa, Dalai
Lama, Carter, Menchu', ecc.) hanno assunto con
naturalezza il ruolo di autorita' morali mondiali, che
sanno reagire alla demolizione delle istituzioni
giuridiche.
Ora
si tratta di continuare su questa strada, affinche':
1)
si mantenga il giudizio morale negativo su questa
guerra;
2)
si dia sostegno morale al lavoro di costruzione di una
nuova struttura (piu' che morale: giuridica, politica)
di pace nel mondo. Le proposte che vedo sono le
seguenti:
a)
Digiuno a staffetta, per offrire un volume morale di
sofferenza sufficiente a costruire le novita' desiderate
nel mondo.
b)
Completare il giudizio morale che in questi giorni tutti
i vertici ecclesiastici hanno dato contro questa guerra:
chiedere ai cappellani militari di uscir